Un restyling lungo diciassette anni. È qualcosa di più di un semplice lifting, è qualcosa che cambia totalmente il volto dell’area ex-Fiat. Già son sorte case, hotel, uffici, negozi, parcheggi, università e giardini, ma ancora altro ruspe e gru devono costruire. A parte la nuova Cassa di Risparmio e il Palagiustizia il resto dell’area e nelle mani dellasocietà Immobiliare Novoli. Quest’ultimo spazio si sviluppa su tre blocchi: quello centrale è composto dai 120mila metri quadrati del parco di San Donato, mentre sugli altri due sorgono – o sorgeranno -abitazioni, uffici e negozi. In tutto questo pout-pourri di nuovo rimane, come segno dell’insediamento produttivo della Fiat, l’ex Centrale termica, che diventerà – a data da stabilire – il cosiddetto Urban Center, dove verranno esposti i progetti che riguardano i cambiamenti della città.

In totale, fra il blocco est e quello ovest, dove ancora non è stato costruito nulla, sono previste 768 unità residenziali, di cui 396 sono già state realizzate e 16 sono in fase di costruzione. I metri quadri di superficie utile lorda (SUL) destinati agli uffici sono 72.600, di questi 41.800 sono già stati realizzati e 400 sono in fase di costruzione. Se si butta l’occhio alle attività commerciali previste nella parte est si scopre che sono 134, di cui 29 sorgeranno all’interno del centro commerciale naturale (quello del contestato Multiplex), che si svilupperà su 24.420 metri quadrati di superficie utile lorda, 6mila dei quali destinati al multisala. Fra i primi edifici ad essere stati costruiti c’è il Polo delle Scienze Sociali, che ha aperto i cancelli nel 2004, mentre fra il 2005 e il 2008 sono terminati i lavori di 10 strutture destinate sia a residenze sia a uffici che a spazi commerciali. Con la stessa destinazione d’uso all’appello mancano ancora 9 blocchi, fra i quali spiccano i progetti delle tre architette Carme Pinòs, Zaha Hadid e Odile Decq. Leggi il resto »

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(ANSA) – ROMA, 17 MAR – Il peschereccio ‘Nico’ con 6 persone di equipaggio di nazionalita’ italiana, e’ stato intercettato ieri da un’unita’ militare albanese. Lo si apprende dal comando generale della Guardia costiera. L’equipaggio del natante era impegnato in attivita’ di pesca al largo dell’isola di Saseno.

L’unita’, che stazza 9 tonnellate ed e’ lunga 15 metri, ‘e’ stata condotta sotto sequestro nel porto di Valona, dove il comandante e i membri dell’equipaggio attendono ora gli esiti del giudizio’.

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Quella che viviamo oggi è l’Era dell’Immagine. Un’era in cui il dato sensibile dell’immagine ha preso il sopravvento sulla parola, come sosteneva un noto “culattone comunista”, Pier Paolo Pasolini. A bollarlo così, fu un consigliere comunale di An, qualche anno fa. Ma erano altri tempi, c’erano altri ideali ed altri interessi. Sia qualche anno fa, sia, a maggior ragione, all’epoca di Pier Paolo Pasolini. A quei tempi le cose diverse, erano tante.
Talmente diverse, che guardando bene con gli occhi del presente a che cosa ci fosse cinquant’anni fa in giro, potremo dire, incredubili e con l’umiltà che si deve alla storia dell’uomo, che si trattasse letteralmente di un’altra civiltà. Trasporti, modalità di scambio delle merci, valori, culture, ideologie. Tutto diverso. Il carburante, il petrolio, quello è lo stesso, è vero. Ma chissà, si sono viste anche delle guerre per il petrolio da allora, magari quello prima o poi finisce e si cambia.Erano diverse anche le telecomunicazioni, e, conseguentemente, anche la comunicazione. In molti aspetti era differente, ve ne sarete sicuramente accorti anche da soli che da qualche hanno non importa più dove avete la cassetta delle lettere, perché il vostro indirizzo non indica più un numero civico ma un nome, e, parimenti, vi sarete anche accorti che esiste una particolare analogia fra il nostro mezzo di condividere informazioni, ovvero di comunicare, e il nostro modo di accumulare cultura, che va di pari passo, a sua volta, con il progresso tecnologico (nel senso che, mutando, e migliorando i mezzi di comunicazione, si è sempre saputo “ricordare meglio il passato” che si è accompagnato a balzi tecnici notevoli, dovuti comunque anche ad altri fattori). C’è stata un’era in cui neanche parlavamo e ci esprimevamo a gesti. Non parlavamo e, perciò, neanche accumulavamo cultura. Poi ci siamo evoluti, ed abbiamo iniziato a parlare, e di conseguenza a ragionare astrattamente e, quindi, a poter trasmettere contenuti. Di fatti, prima abbiamo iniziato a parlare, poi a dipingere. Senza concetti non si disegna, non c’è verso. Infine è arrivata lei, la madre di tutti i libri e il contenitore eterno di ogni sapere: la scrittura. 
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De Andrè canta De Andrè e lo fa in modo perfetto e emozionante.
Fabrizio rivive in Cristiano e mai come adesso, le canzoni ‘ostinate e contrarie’ del cantautore anarchico sono attuali. In questo tempo che rivive degli stessi problemi di 30 anni fa, le parole di un grande poeta trovano appiglio. Vi dico la verità, non ero convinto, non credevo si potesse riuscire a rivisitare le canzoni di Faber, invece, veramente un ottimo lavoro svolto per con i nuovi arrangiamenti.
3000 persone circa al Mandela Forum di Firenze , per una serata toccante. ‘Non un tributo’ precisa subito il figlio, ma una vera e propria rivisitazione, che dopo il dolore passato 10 anni dalla sua morte, sentiva di fare. Parla tanto e perde il filo del discorso quando racconta di fatti anche intimi passati con il padre, riprende poi e introduce le prossime canzoni. Canta Andrea, Verranno a chiederti del nostro amore, Giudice e Quello che non ho, Amico Fragile gli amanti Di Fabrizio capiranno che non puoi fermare l’emozione. Dopo una breve pausa rientra acclamatissimo e finisce in bellezza facendo alzare tutti e ballando a ritmo con Il pescatore. Conclude lasciandoci andar via con la voglia di amare cantando La canzone dell’amore perduto. Saluta emozionato secondo me è scesa anche qualche lacrima.

.blueswriters.

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