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ComedySubs: il vostro punto di riferimento per la satira sottotitolata

ComedySubs è gruppo di fansubs sui generis, che si occupa di tradurre e sottotitolare monologhi di comici anglofoni. Il sito nel giro di poco tempo è diventato un punto di riferimento per gli appassionati del genere, soprattutto per coloro ch

e hanno difficoltà con l’inglese. Siamo andati ad intervistare l’ideatore del progetto, Roberto Ragone, meglio conosciuto col nick di ReRosso.

Ciao Roberto, ci racconti com’è nata l’idea di ComedySubs?

E’ stato un paio di anni fa, quando, guardando il documentario del momento, Zeitgeist, rimasi folgorato da un audio di George Carlin sulla religione. A dire il vero lo conoscevo già, perché Luttazzi lo aveva riproposto in italiano, ma la versione di Carlin era più rabbiosa, aggressiva, ruvida. E molto più ritmata. Allora mi informai su chi fosse questo Carlin e scoprii che era uno dei comici americani più famosi dall’altro lato dell’Atlantico. Trovai un video di quello sketch sulla religione e lo sottotitolai in italiano per il mio blog personale. L’iniziativa piacque e tradussi un altro pezzo di Carlin, sull’ambientalismo. Una volta entrato nel tunnel, ho cominciato a sottotitolare brani di altri comici americani (Bill Hicks, Chris Rock, Ellen DeGeneres). Alla fine, con l’aiuto e l’esperienza nel campo del fansub del mio vecchio amico Vasco “Vaz” Serafini, abbiamo iniziato a sottotitolare interi monologhi, inizialmente solo di Carlin e Hicks. Il successo crescente delle traduzioni ci spinse ad aprire un blog a parte solo per i sottotitoli. Così nacque ComedySubs.

Chi altro lavora con te?

Oltre a Vaz, che in realtà collabora a ComedySubs solo perché è mio amico e perché non sa dove altro pubblicare le sue traduzioni di film di serie Z, ci sono degli altri valenti giovani. Il primo per anzianità di collaborazione e sicuramente per importanza nel contributo al blog è Adrien Vaindoit (che non è francese, ma di Napoli, e francesizza il suo vero nome per abbordare le fanciulle su Facebook): ha iniziato a lavorare con noi ancor prima che nascesse il blog di ComedySubs. Poi c’è Fausto Lombardi, che, oltre a tradurre monologhi di comici anglosassoni, si diletta a mandare battute alla Palestra di Luttazzi. Ultimamente si è unito alla ganga anche Paolo Burini, un promettente autore comico free-lance per vari programmi televisivi del grande Satana. Ce ne sono stati altri che occasionalmente hanno tradotto o hanno aiutato nelle traduzioni, ma lo zoccolo duro è questo. Adesso abbiamo anche una ragazza inglese, che si firma Chiarissima, che ci aiuta a trascrivere i testi degli autori che hanno un accento più ostico da decifrare, come lo scozzese Billy Connolly o il grandissimo Lenny Bruce.

Secondo quale criterio decidete di tradurre i vari monologhi?

Il criterio è sempre quello della qualità. Tentiamo di proporre sempre cose che ci facciano ridere e che trasmettano delle emozioni. Fino a oggi ci siamo concentrati sui mostri sacri, visto che solo alcuni di essi sono noti al pubblico italiano e spesso non come stand-up comedians (ad esempio, Bill Cosby, Woody Allen, Richard Pryor ed Eddie Murphy), mentre altri sono semisconosciuti qui da noi (come i già menzionati Carlin, Hicks e Rock). Adesso che abbiamo quasi esaurito il materiale più importante, ci stiamo spingendo a tradurre comici che, pur non appartenendo all’Olimpo dei grandissimi, sono molto validi (Steven Wright, Robert Schimmel, Bill Maher).

In questa ricerca, sono importantissimi gli altri dello staff: io ho un lavoro full-time e non ho molto tempo per visionare un gran numero di show. Inoltre, fra i membri di ComedySubs, non sono io quello con la cultura più vasta in ambito di satira americana.

Su ComedySubs sono presenti le traduzioni dei più famosi stand-up comedian americani. Tra tutti questi, qual è il tuo preferito?

Scegliere un solo autore è un po’ difficile, come chiedere a un bambino se ama di più la mamma o il papà. Diciamo che per motivi soprattutto sentimentali, sono più legato a quello che ha dato inizio al tutto, George Carlin. Carlin fa parte della “santissima trinità” dei comici americani: Lenny Bruce, Richard Pryor e, appunto, George Carlin. A differenza degli altri due, però, George ha avuto una lunga e prolifica carriera, con ben 14 speciali sulla HBO e 19 album comici, tutti ottimi. Purtroppo, ci ha lasciati nel 2008.

C’è qualche differenza, secondo te, tra la satira americana e quella italiana?

C’è una differenza enorme. In America la libertà di parola è considerata un valore assoluto e non negoziabile. Dopo il caso di Lenny Bruce, che fu costretto a rovinarsi economicamente e fisicamente per rispondere alle cause per oscenità che gli venivano intentate, non si sono quasi più verificati episodi del genere. In America gli stand-up comedians più estremi hanno platee televisive vastissime. Da noi, invece, si preferisce censurare, tagliare, cacciare le voci scomode, che sono quindi relegate a piccoli (ma encomiabili) esperimenti di nicchia. Il risultato è che la satira italiana è annacquata, e quando qualcuno tenta di farla dura e pura come la fanno gli americani, viene sbattuto fuori da qualunque canale televisivo (penso a Luttazzi e a Sabina Guzzanti).

Inoltre, gli Stati Uniti hanno una tradizione comica lunghissima, soprattutto nella stand-up comedy, che noi chiamiamo cabaret ed è un genere relativamente recente nel nostro panorama culturale.

In Italia la satira, purtroppo, è un genere molto ostacolato, e se ne vede davvero poca in giro. E’ forse anche per questo che ti è venuta l’idea di ComedySubs?

Sicuramente sì, è uno degli obiettivi principali. Magari qualcuno, guardando cosa si può dire e fare in America, potrebbe cominciare a pretendere un po’ di più anche dalla televisione italiana. In fondo i nostri politici emulano l’America solo in quello che fa più comodo a loro e agli interessi di grossi potentati economici (penso alla militarizzazione, all’estremo liberismo, alla spregiudicatezza di certe operazioni finanziarie, al ruolo non proprio limpido dei servizi segreti). In realtà gli Stati Uniti sono anche la patria dei diritti civili, e sarebbe bene guardare un po’ di più a quanto di positivo può venire da quello che è indubbiamente un grande Paese, nel bene e nel male.

Nonostante il fatto che i casi di censura esistano anche negli Stati Uniti (per esempio quello di Bill Hicks al Late Show with David Letterman nel 1993), lì la satira è un genere che riesce a trovare ampio spazio anche in televisione. In Italia, invece, ormai è possibile vederla quasi solo a teatro. Che ne pensi?

Il fatto che tu citi Bill Hicks è emblematico. All’epoca, David Letterman decise di non mandare in onda il monologo di Hicks, probabilmente a causa di un pezzo sul “movimento per la vita” che era stato ritenuto troppo forte. Quando l’anno scorso finalmente quello spezzone è stato proposto in TV, Letterman si è profuso in scuse con gli ascoltatori e con la madre di Hicks, presente in studio (Bill è morto nel ’94 per cancro al pancreas). La censura di Luttazzi a La7 fu giustificata adducendo a pretesto uno sketch con Giuliano Ferrara nella vasca da bagno, che paradossalmente è un rifacimento di una battuta di Hicks! In realtà il motivo era che non si voleva permettere che andasse in onda la puntata successiva di Decameron, che parlava del Papa. La differenza è che, se a Bill fu negata un’apparizione e poi la sua morte prematura gli impedì di tornare in onda, alla satira italiana viene tolto qualunque spazio. I pochi che sono rimasti in onda, come Celestini a Parla con me, vengono avversati in tutti i modi. Paolo Rossi, Sabina Guzzanti, lo stesso Luttazzi, per non parlare di Beppe Grillo, sono da anni fuori dalla TV. Diciamo che qui da noi viene dato un peso eccessivo al concetto di “politicamente corretto”, che troppo spesso coincide con “tutto quello che non infastidisce troppo i politici”.

In Italia, spesso, si fa molta confusione su cosa sia la satira. Molti considerano satirici anche programmi come Striscia la Notizia. Cos’è secondo te la satira?

La satira è politicamente scorretta per definizione, ecco perché in Italia ne vediamo poca. Ai potenti va bene essere presi in giro, ma non troppo. Al Bagaglino, considerato da molti come programma satirico, c’erano sempre cortei di politici pronti a farsi prendere a torte in faccia, perché le torte in faccia rendono simpatici, non sollevano dubbi. Così Striscia la Notizia, che addirittura si autodefinisce “telegiornale satirico”, fa solo un favore a Berlusconi quando parla di tacchi rialzati e di Cavaliere Mascarato, perché distoglie l’attenzione dai veri problemi. Per non parlare di trasmissioni tipo Colorado e Zelig, che ammazzano il senso critico della gente ricorrendo massicciamente al troppo facile uso dei tormentoni.

Tra i comici italiani, chi preferisci?

Un paio di anni fa ti avrei risposto sicuramente Luttazzi, ma traducendo monologhi di comici americani ho scoperto che le sue battute migliori le ha in realtà prese da repertori altrui. Di tutto ciò si è letto in questi giorni su più di un quotidiano: lui la giustifica come una caccia al tesoro per i suoi fans, ma, anche se fosse, secondo me si è fatto prendere un po’ troppo la mano con le citazioni. Insomma, ho un po’ ridimensionato la sua grandezza di autore satirico. Quindi ti rispondo Corrado Guzzanti, autore tra l’altro di uno degli sketch più azzeccati degli anni 2000, quello di Rutelli che supplica Berlusconi di “ricordarsi degli amici” alla vigilia delle elezioni del 2001.

Poi ci sono tanti autori giovani che cominciano a farsi le ossa, sia online (su siti tipo mamma.am, scaricabile ecc.), che sul palco. In particolare, guardo con attenzione all’esperimento Satiriasi, promosso dall’ottimo Filippo Giardina in piccoli teatri romani. Penso che la prossima generazione di stand-up comedians italiani uscirà da quella fucina.

Infine, tanto per non sembrare troppo snob, ti dico anche che non si vive di sola satira intelligente: ogni tanto mi piace fare anche qualche risata spensierata con Checco Zalone, con cui condivido, oltre alla pugliesità, anche la data di nascita.

Caterina Bianchini

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