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Cosa penserebbe Platone della democrazia italiana

Platone pone una distinzione economico-antropologica tra governo oligarchico e governo democratico. Il primo, a detta del filosofo greco, è il governo dei ricchi sui poveri, mentre nella democrazia i poveri, ossia la maggioranza in qualsiasi Stato, esercitano un potere decisionale.

Per il pensiero platonico la peggiore forma di governo è la democrazia, tenendo conto che nella generalità dei casi, i poveri hanno meno possibilità di coltivare l’intelletto. Sarà quindi preferibile un’oligarchia illuminata. Ma certamente questo non è il nostro caso. Come potrebbe quindi considerare Platone l’attuale status di premier di uno degli uomini più ricchi dello Stato? Oligarchia o piuttosto la perfetta evoluzione democratica?

Per Platone, come è noto, l’anima umana presenta tre differenti centri motivazionali: quello razionale, quello impulsivo e quello desiderativo. Solo per un ristrettissimo numeri di individui la parte razionale detiene il comando; per la maggior parte degli uomini presenta invece un’anima dominata dalle parti irrazionali. La maggioranza non sarà quindi in grado di governare e si affiderà al comando della ragione che proviene dall’esterno. In altre parole, è meglio essere governati dalla ragione di un altro piuttosto che dagli istinti irrazionali. E la storia dell’Italia, con quell’indimenticabile ventennio, ci rende antropologicamente affini a questa visione sociale.

Per rispondere alla domanda precedentemente formulata usiamo un passo del libro “Contro la Democrazia” dove, nella prefazione, Franco Ferrari traduce un pensiero platonico:

“Secondo Platone l’esito demagogico della prassi democratica non rappresenta un elemento accessorio di quest’ultima, ma ne segna in qualche misura l’esito inevitabile. Ai suoi occhi la demagogia, anzi, costituisce una tappa fondamentale del processo che porta all’attuarsi del destino della democrazia, il quale risiede nella più terrificante delle forme di governo: la tirannide”

Il demagogo è colui che attraverso la retorica e le false promesse vicine ai desideri del popolo mira ad accaparrarsi il suo favore e alimenta la paura e l’odio verso l’avversario politico.

Come dire che se Berlusconi chiamasse comunisti magistrati, giornalisti e avversari politici, se utilizzasse slogan che distinguono un partito “del bene” da un partito “del male”, se ad ogni campagna elettorale proponesse, ingannando, meno tasse, sarebbe un demagogo ideale. E se tentasse di assoggettare la magistratura, con la separazione delle carriere, al Parlamento, controllasse la maggior parte dei media nazionali e strutturando la gerarchia partitica sotto forma piramidale, il demagogo si trasformerebbe in tiranno.

Nel “Gorgia” Platone sviluppa un’ analogia tra la vera politica e la medicina; arrivando a sostenere che:“il demagogo si comporta come cuoco e non come medico; si limita a compiacere il suo interlocutore, adulandolo, ma in ultima analisi procurandogli un danno incalcolabile.”

Sarebbe inutile negare che, leggendo le splendide pagine platoniche della “Repubblica” in cui viene descritto il passaggio, quasi naturale, della libertà della democrazia alla feroce dittatura della tirannide, si viene percossi da un brivido: i meccanismi attraverso i quali il popolo si consegna nelle mani del tiranno hanno qualcosa di sinistramente attuale, su cui vale forse la pena riflettere.

A proposito della libertà, osserva che essa è destinata ad auto-negarsi e a sfociare nel suo opposto, la tirannide, che comporta la completa eliminazione della libertà dei cittadini.

Recita testualmente Platone in “Repubblica”: “L’uomo libero può esercitare la sua assoluta libertà prima di tutto sfidando le leggi e, infine, sfidando la libertà stessa e invocando a gran voce un tiranno? Non si tratta affatto di una possibilità remota (…) Tutte le volte che ciò è avvenuto ha posto in una disperata posizione intellettuale tutti quei democratici che adottano, come base ultima del loro credo politico, il principio del governo della maggioranza o una forma simile del principio di sovranità.”

In poche parole l’opposizione democratica, essendo in difficoltà ideologica tra lo scacciare il tiranno e accettare l’espressione di voto della maggioranza, propenderà per accettare l’instaurazione della tirannia e, spesso, parteciperà alla sua instaurazione con il silenzio.

Ma perché possiamo denominare tirannide e non oligarchia illuminata l’attuale situazione politica italiana? Per Platone la demagogia costituisce in un certo senso il lato complementare dell’incompetenza; non possedendo un sapere specialistico relativo al bene della città. L’unica dote di un demagogo consiste nella capacità di persuadere gli elementi irrazionali. Nel 2006 andarono in onda alcuni servizi della trasmissione satirica Le Iene (Italia 1), in cui ad alcuni parlamentari venivano rivolte domande di cultura generale. L’esito fu insieme esilarante e sconfortante.

Il presidente Berlusconi ha quindi perfettamente ragione quando parla dell’Italia sottoforma di Stato democratico. Purtroppo.

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