Giovanni Allevi Teatro Verdi Firenze – 16/05/2008
Buttar giù una recensione su una performance di Giovanni Allevi non è per niente facile, è come avere la presunzione di spiegare e dare un senso concreto ad un quadro surrealista, o definire con contorni netti un’ emozione svolazzante.
Già, perché è questo che mi ha trasmesso il Maestro durante la sua esibizione: surrealismo (inteso come corrente artistica intendo) ed emozionalità (non nel suo senso banale).
Mi spiego meglio.
Location: Teatro Verdi, Firenze. Gremito di pubblico, tanti bei vestiti, ed un eleganza unica nelle decorazioni dorate e nei drappeggi color porpora. Luci soffuse. Un pianoforte al centro del palco, completamente spoglio, buio. Lo strumento l’unico protagonista.
Finchè dal nulla, correndo su un paio di All Star sgualcite,ecco al centro della scena tanti capelli ricci, scuri, una semplice t-shirt indossata su un paio di jeans e la semplicità e la timidezza di un vero musicista.
Pochi istanti dopo i protagonisti sul palco diventano due; gli applausi impazziti si placano, le dita iniziano a muoversi senza tempo, senza spazio, con una naturalezza sconvolgente. E’ tutto così leggero, così impercettibile;
Si susseguono brani tratti dall’album “Joy” , la fotografia di una gioia di vivere talmente forte da provocare un attacco di panico: “Portami via” in cui si mette in musica il desiderio di essere trascinato via dalla melodia; “Downtown” in cui si sente il ritmo frenetico dell’umanità del nostro tempo, per passare a “Jazzmatic” in cui un turbine di note sommerge la platea mozzando il respiro.
Novanta minuti di poesia, di eleganza, di sorpresa: ritmi jazz fantasiosi , note malinconiche ed entusiasmanti, tempi imprevedibili ma rassicuranti. ![]()
Tanti applausi. Meritati. Credo di esser stata già fin troppo presuntuosa però: concludo con alcune parole di Giovanni:
“L’acqua calma e limpida riesce nella sua quiete a raggiungere i più remoti spazi; con indifferenza sovraumana conquista qualunque angolo, totalmente senza alcun gesto violento, senza intenzione, così, semplicemente; tutto può sommergere e coinvolgere nel suo totale silenzio. Ciò che da lei è conquistato per niente soffre del suo limpido abbraccio…la calma acqua fatta di umili goccioline riposa in oceaniche grandezze. Noi dobbiamo trasformare le nostre mani, avambracci e dita in acqua.”
Rock on. Elena








