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Il tempo materiale, Giorgio Vasta

“Fin dall’inizio il nostro sogno è stato diventare dei socrate della lotta armatail tempo materiale: inevitabilmente sconfitti ma orgogliosamente sconfitti. E a quel punto, nella sconfitta, invincibili.”

Il tempo materiale di Giorgio Vasta è un libro difficile da definire. È un libro necessario.

Non è un romanzo che definirei “bello”. Non mi piace com’è scritto, anche se effettivamente non avrebbe avuto nessun senso immaginarlo scritto diversamente. È una scrittura che a tratti, soprattutto nelle prime pagine, può innervosire.

Poi diviene anch’essa necessaria – un’infezione, una malattia.

Il tempo materiale è un libro inverosimile.

(Ma questo è legittimo. Nessuno pretende che un romanzo racconti la verità. È il patto. Solitamente decidiamo di prender parte alla finzione non appena abbiamo il libro in mano.)

Dobbiamo stare ai giochi.

Siamo nel 1978. Tre ragazzini, a Palermo, diventano brigatisti.

La furia e la rabbia chirurgica di una piccola cellula terroristica è amplificata dall’età di questi bambini. Ma tutto è talmente crudele e malato che pure l’assurdità dei ragionamenti dei tre piccoli compagni risulta coerente. Non stupisce più, ferisce e basta.

Non è un libro sul terrorismo italiano in senso classico, non è quel libro in cui si prende la parte del poliziotto buono, o ci si deve immedesimare col brigatista. È impossibile immedesimarsi, bisogna solo leggere e soffrire.

Il tempo materiale è un libro sul linguaggio, sugli alfabeti, sulle parole. Il rapporto tra le parole ei corpi e il mondo.

È un libro che non arriva al cuore e neppure al cervello. Va alle viscere e le ritorce.

Viene costantemente da chiedersi: è necessario tutto questo male? La risposta è sì: è necessario.

Perché Cappuccetto Rosso, se non incontrasse il lupo, arriverebbe dalla nonna e non avrebbe imparato niente. È l’esperienza del male a dar senso al racconto.

Il rischio è che una volta chiuso il romanzo, l’infezione non se ne sia andata, che sia rimasta in circolo. Il mio stomaco – per esempio – è sempre un po’ agitato.

Ma l’importante alla fine, come ci insegna il giovane Nimbo, è essere ancora in grado di piangere.

Giorgio Vasta – Il tempo materiale
311 pag., 13,00 € – Edizioni minimum fax 2008 (Nichel)
ISBN 978-88-75-21188-2

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