Intervista ad un ex-hippie. Viaggio nell’america ricca
E’ un personaggio della subburbia statunitense, il pretesto di questa piccola testimonianza sul popolo americano. Un popolo molto attento ai media dove risaltano classifiche di vendita di prodotti un tempo bistrattati, come barattoli e buste per congelare gli alimenti, e che ora schizzano al primo posto insieme ai prodotti stagionali; il nostro caso studio che andremo a scoprire vive già la sua vita, da molto tempo, abitando in un arredamento di fortuna. E’ il caso dunque di Alfredo Mira. Lui, le case e i giardini degli altri li dipinge nei suoi quadri, e una volta dipingeva anche quello che la gente mangiava.
Siamo andati a trovarlo, e ci ha parlato del suo modo di reinventarsi un lavoro, pur nelle proprie difficoltà, col suo sguardo insolito sulla vita del cittadino americano medio. Per lui il tempo si è fermato, dipingendoli i bei giardini americani.

Siamo a Boston. Andiamo a trovare Alfredo Mira in un sotterraneo con i tubi della fognatura a vista. Ex monaco negli anni Sessanta, sposato due volte. Ora fa il guardiano di una casa dello studente, ma abitandovi nella cantina con appunto le condutture del palazzo che gli passano nella camera da letto, stampa cartoline e segnalibri religiosi che spedisce via posta a chi gli invia offerte in denaro. Viaggia su una vecchia automobile degli anni 60 bianca e rosa con su scritto GOD BLESS YOU (che dio ti benedica). Uomo di grande cultura, ma ha due figlie che non possono andare al College.
Perché secondo te negli Stati Uniti la gente ama così tanto tenere in ordine il pratino di casa?
Perché qui ci sono molti ricchi. Siamo in un paese molto ricco degli Stati Uniti. Non abbiamo bisogno di far crescere frutta e verdura nel giardino dietro casa, e li compriamo.
Io stesso che vivo in queste semplici condizioni non ho la pazienza e nemmeno sarei in grado di gestire un’economia domestica agraria dietro casa, c’è gente molto più brava di me a gestire un’economia, vivo con poco e mi basta. Ora è difficile anche trovare le galline.
Lo sa che invece in Italia anche un ricco potrebbe avere una gallina nel giardino, soprattutto per le uova fresche?
Gli americani dall’inizio del secolo sono cambiati moltissimo rispetto ai cambiamenti di altre popolazioni, la libertà di viaggiare li ha formati. Nel 1945 la mia famiglia abitava a New York e mia zia nella strada vicino aveva un pollaio dietro casa. Però la legge oggi dice che non puoi avere polli. Quindi c’è un interesse economico delle grandi aziende. Tutto deve essere pompato, grande, consumato in grosse quantità.
Pensa che quando eravamo ragazzi ci divertivamo a sparare pallottoline ai polli di mia zia e poi quando lei li cucinava, li trovava misteriosamente dentro il povero animale.
Ora non le si può tenere nel giardino anche perché il vicino protesterebbe per il rumore.
Perché dipingi dunque le ville e le abitazioni anche sfarzose della gente del Massachussettes?
All’inizio facevo ritratti, dipingevo i volti… Di tutte le creature dell’universo voglio bene di più alle persone, sono le cose più belle, quindi ho dipinto per tanti anni le loro facce… ma ora la gente è molto nervosa, non riescono a rispettare un appuntamento per farsi ritrarre, mi fanno uscire pazzo, però una cosa molto personale per loro è la loro casa, e quindi invece di dipingere loro, dipingo ciò che piace loro e in pratica la loro casa. Quindi campo così…mi piace vedere i loro volti mentre stanno compiendo un gesto importante anche come mangiare. Cosa difficile anche da digerire per uno spettatore americano, dove il cibo non è importante purtroppo.
Credo che nei tuoi quadri ci siano sguardi spenti e tristi, che nascondono felicità.
Prima di tutto, i miei ritratti nel passato erano piuttosto seri. Oggigiorno c’è sempre gente che sorride forzatamene a denti aperti, non c’è spontaneità, io non dipingo questi tipi di quadri. Nel momento in cui una persona sta posando, stiamo comunicando … e mentre io ti sto dipingendo tu stai cambiando le espressioni, ed io sto catturando il movimento, le smorfie, le espressioni cangianti, forse un occhio ha una espressione e un altro no, e poi quando guardi il ritratto di solito sembra parzialmente vivo con tante espressioni, ed è in quel momento che un ritratto ha successo, io mi ricordo che una persona ha detto del ritratto che gli avevo fatto di suo figlio…che c’erano 15 smorfie dentro.
Ci sono molte categorie di smorfie ed espressioni mentre faccio ritratti.
Se tu hai un’espressione eroica come Garibaldi, come in una scultura, devi sembrare un grande guerriero, se lui avesse avuto questa espressione in faccia o meno non importa: questo era il suo monumento. Poi hai l’espressione di una persona che sta per esempio cucinando, o espressione di pulirsi i denti o qualsiasi altra cosa, un’espressione momentanea della faccia; un altro soggetto potrebbe guardare una parete vuota nel silenzio, e quindi questa è l’espressione della sua mente e del suo pensiero, quando lasci il soggetto a guardare la parete automaticamente viene fuori quello che sta pensando… Qualche volta… l’artista dipinge una persona con cui ha un rapporto, per esempio tu ora mi stai ascoltando e mi stai rispondendo, e questa è un’altra espressione di nutrizione. C’era una persona che si chiamava Diego Velasquez che riprendeva queste reazioni. Anche in Franz Hals, artista olandese, sembra che i soggetti si divertano con l’artista. Perché quest’ultimo amava soggetti che chiacchierassero e ridessero. Poi c’è un altro tipo di ritratto, che non è come artista vede te né te come vedi l’artista, ma è come Dio vede te. E questo è molto difficile, perché l’artista deve mettersi nella stessa sintonia di Dio, noi artisti non siamo poi molto santi.
Dipingere le case, i giardini e i volti, quanto può aiutare l’americano medio a specchiarsi nei suoi beni?
Mio padre era italiano, siciliano, mi raccontò di quando aveva partecipato alla Prima Guerra Mondiale e che non aveva acqua per una settimana…ma per fortuna ha fatto la guerra solo per un mese e poi l’hanno mandato a casa. Dopo tutti questi sacrifici, è normale che uno dimentichi da dove viene una volta approdato nella prosperità. Forse questa è anche la fortuna e la sfortuna allo stesso momento dell’americano di oggi: voler avere tutto e subito, starsene comodo e avere tutto a portata di mano, compreso le nature morte e i cibi che una volta dipingevo con più frequenza rispetto alle case.








