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La rivisitazione dello ius sanguinis

Sostanzialmente esistono due modi per acquisire la cittadinanza italiana: lo ius sanguinis e lo ius soli. In poche parole diventa cittadino italiano chi nasce da madre o padre italiani o chi viene adottato da un cittadino italiano. Sotto questo punto di vista risulta più che logica la richiesta del presidente della Regione Toscana Enrico Rossi, quando afferma che è necessario “concedere la cittadinanza italiana a chi nasce in Italia”. Però, all’indomani di numerosi atti di razzismo, le proposte formulate dalle istituzioni non sono certamente delle più incisive. Proprio il presidente Rossi propone una rivisitazione dello ius sanguinis: “cittadinanza italiana a Sougou Mor, Mbenghe Cheike e Moustaph Dieg, i tre senegalesi feriti da Gianluca Casseri il 13 dicembre scorso”. Dal diritto di sangue al diritto per aver versato sangue. La richiesta è già stata inviata dal presidente Rossi al ministro dell’Interno Anna Maria Cancellieri e al presidente della Repubblica Giorgio Napolitano. Diventerebbero così cittadini italiani per aver avuto la “fortuna” di aver rischiato la vita a causa di un ideale razzista. Così, come alcuni soldati si sparano in una gamba, fingendo un attacco nemico per sfuggire agli orrori del conflitto bellico, si rischia di raggiungere nuove vette di orrore e tristezza nella “guerra all’integrazione”. Ma le proposte non si fermano qui. Il capo-gruppo consiliare del Pd Francesco Bonifazi e il consigliere comunale Francesco Ricco (Pd) hanno proposto la costruzione di una statua in piazza Dalmazia, da commissionare ad un artista senegalese, in ricordo dell’assassinio di Samb Modou e Diop Mor. La proposta, approvata all’unanimità con alcuni emendamenti, prevede il “coinvolgimento delle scuole in un percorso educativo contro ogni forma di razzismo e xenofobia”. Entrambe le proposte sono impregnate di buoni propositi: la statua permetterebbe un costante ricordo di una tragica giornata, come l’ulivo dei Georgofili, la cittadinanza italiana ai tre senegalesi conferirebbe loro i diritti politici (tra cui il diritto di votare ed essere votati). Eppure le manifestazioni che hanno seguito la strage del 13 dicembre non lasciano il minimo dubbio: la comunità senegalese vuole la chiusura dei luoghi dove si insegna l’odio razziale, gli ossimorici centri sociali di estrema destra e il ridimensionamento di uno scenario politico con sfumature razziste.

Gli utili palliativi proposti dovrebbero accompagnare proposte più incisive. La scienza applicata non trova spazio nè finanziamenti né voglia per la formazione negli stati sottosviluppati, formazione che con tutta probabilità lederebbe il concetto base del capitalismo del “compro a 5, vendo a 100”. L’ Europa non sembra intenzionata a formulare un testo che preveda la partecipazione di tutti gli stati membri per distribuire i flussi migratori.

Un problema nato da un’idea di fascismo tanto intrinseca quanto ingenua. Partiti politici che non solo praticano l’odio razziale, ma fieremente sventolano il razzismo tra gli stessi italiani. Associazioni che si fanno portavoce del concetto di “purezza della razza” credono di poter passare per associazioni sportive e di volontariato. Pure la figlia di Ezra Pound, Mary de Rachewiltz, contesta il fatto che “un’organizzazione politica così compromessa infanga il nome della famiglia Pound”. La figlia del poeta americano, conosciuto anche per le sue simpatie antisemite e fasciste, pretende che il gruppo guidato da Gianluca Iannone cambi nome; con questa motivazione ha denunciato CasaPound Italia. In questo scenario, dove persino il nome della legge per l’immigrazione (legge Bossi-Fini, ndr) ispira tutto tranne il concetto di integrazione, non ci si può limitare alla semplice costruzione di una statua o a concessioni tanto facili quanto effimere. Ovviamente, sono sempre meglio le proposte “leggere” di qualcuno, piuttosto che il silenzio e il disinteresse di altri.

Mentre il ministro degli esteri Giulio Terzi deferisce Mauro Vattani, il console di Osaka e leader di una band che inneggia a Salò, l’arrivo del 2012 sembra siglare l’inizio del dibattito sulla cittadinanza ai nascituri sul suolo italiano. Tawka e Sofia sono tra le prime nate nel nuovo anno e sono originarie rispettivamente della Tunisia e del Vietnam.

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