L’urlo delle migliori menti.
“ho visto le migliori menti della mia generazione completamente distrutte dalla follia…”
Il 27 agosto uscirà nelle nostre sale il film “Urlo”. Io di cinema ci capisco poco, il film non l’ho ancora visto, ma credo valga la pena spendere due parole sul tema, in anticipo.
“Urlo” è la traduzione italiana di “Howl”, il poema di Allen Ginsberg, considerato il più grande poeta della Beat Generation.
Ginsberg era un grande amico di Kerouac, Ferlinghetti, Burroughs, Gregory Corso e compagno di Orlowsky. Vero e proprio uomo-simbolo (assieme a Kerouac) del mondo Beat.
Il lungo poema, interamente composto sotto l’effetto del peyote, fu letto in pubblico per la prima volta nel 1955 a San Francisco, e poi pubblicato anche in Italia grazie alla traduzione di Fernanda Pivano. È diviso in tre parti: la prima è una descrizione-invocazione del mondo dei sotterranei di San Francisco, delle allucinazioni di una generazione, di sogni in bilico tra l’ascetismo, il paradiso e l’inferno urbano. Un incubo di droghe e deliri. La seconda parte è un inno di accusa contro l’America, “Moloch” divoratrice di menti. La terza parte è un inno per Carl Solomon, amico di Ginsberg (consociuto in istituto psichiatrico), a cui è dedicato l’intero poema.
Celebre l’apertura (“I saw the best minds of my generation destroyed by madness”), che – per non allontarci troppo di casa - ispirò anche Guccini (che in “Dio è morto” cantava “ho visto la gente delle mia età andare via, lungo le strade che non portano mai a niente”…).
Celebre soprattutto fu il processo per oscenità (pornografia ed omosessualità) contro Ginsberg e la sua opera, nel 1957.
Non vi dirò se fu assolto o meno: si sa mai che vi interessi vedere il film.
Potrebbe essere una buona occasione per scoprire una delle più importanti pagine della storia della letteratura del secolo scorso, un evento cardine nella storia della beat generation e di una cultura che fu piena di allucinazioni, sogni e speranze. Guarda il Trailer Howl - trailer









