Posts | redazione@riotvan.net

Primo report – 67° mostra del cinema di Venezia

Causa problemi di connessione, RV può riportare le sue avventure in quel del 67° festival del cinema di venezia solamente adesso. Prima di parlare dei film e dell’atmosfera che si respira, ci preme informare i nostri lettori di un problema organizzativo devastante. Ogni volta che chiedevamo informazioni ci venivano dette cose diverse. Siamo stati in coda 3 ore nella speranza di vedere machete ieri alle 24, ma nessuno si era degnato di informarci (a quache giornalista è arrivata una mail nella tarda mattinata) che era necessario prenotare i biglietti al ticket office per gli spettacoli della sala grande: risultato, 150 giornalisti in coda per essere poi chiusi fuori. Nella mattinata di oggi le cose non sono cambiate molto, alle 11 del mattino le 3 (tre!!) casse miste pubblico/stampa hanno creato una fila lenta e nervosa (1h e 20 minuti). Non si può lasciare le sorti del festival in mano a 3 cassieri, specialmente se i metodi che devono usare per erogare i biglietti si rivelano essere macchinosi e poco pratici. Creare una cassa solo per gli accrediti sarebbe stato semplice quanto risolutivo, ma pare che l’organizzazione non sia di casa da queste parti.

Ma torniamo al motivo per cui siamo qui, ovvero the goddamn cinema.

1 settembre

La giornata di ieri ci è servita per orientarci e capire un po’ il funzionamento delle cose. Funzionamento che sembra, a detta di giornalisti abituè, cambiare ogni anno, giusto per complicare la vita di chi qui ci viene per lavoro. Ma non tutto il male viene per nuocere, visto che durante la lunga attesa per Machete, abbiamo conosciuto un ragazzo ed una ragazza che il cinema, nel loro piccolo, lo fanno. Sono anche loro toscani e fanno parte della John Snellinberg Film, che alcuni di voi conosceranno per il film “La banda del brasiliano”. A seguire, bevuta pesante per dimenticare l’epic fail della prima giornata. L’esperienza è tutto.

Momenti magici: lapo Elkhan che esce alle 2.30 dalla prima di machete e, passandoci accanto, tira su con il naso. Giovanni Rana, signore indiscusso del red carpet. Il vecchio ben vestito ed il suo paggetto coi baffi che, in barba a noi comuni mortali, si fanno stampare 2 biglietti extra per Machete.

2 settembre

La giornata inizia con una coda, quella per prendere i biglietti dei tre film che andremo a vedere in serata: La pecora nera di Ascanio Celestini, già intervistato sulle pagine di Riot, Norvegian Wood di Tran Anh Hung e The last Movie di Dennis Hopper, quest’ultimo fuori concorso. Finita l’interminabile coda, abbiamo corso come forrest gump per raggiungere in tempo il pala biennale, dovre ri-proiettavano Machete.

Danny Trejo

Machete, di Robert Rodriguez, 105′

I pesanti problemi audio non ci hanno impedito di gustarci questa chicca, confermando le nostre aspettative. Non è un caso che Tarantino e Rodriguez siano amici: il loro cinema è cultura pop all’ennesima potenza. Stavolta però, il regista ci mette anche un po’ di impegno sociale, zoommando sui macabri particolari dell’immigrazione clandestina dal messico vergo gli USA. Rivoluzione, razzismo e politica si mischiano a budella, crocifissioni e macchine pimpate, che come tori si impennano nella battaglia finale, quella tra gli ispanici ed i vigilantes texani. Si nota subito che il personaggio di machete sia cucito addosso all’attore che lo impersona, Danny Trejo. Anche il resto del cast fa parte dell’entourage di Rodriguez, con qualche new entry. Scene clou: lo scontro tra Machete ed il boss del narcotraffico Torrez (Steven Segal); il prete armato di due fucili a pompa; la suora vendicatrice; le affilate armi che Machete si crea, come il mazzafrusto con i bisturi, il tosaerba machetato e la moto con anessa mitraglia.
Insomma, semplicemente epico.

Voto: 4 furgoncini su 5

Leave a Reply