INTERVISTA A LUCA ROMAGNOLI DEL MDDPO: “IL MIO IDOLO È SAN FRANCESCO”

di Mattia Rutilensi e Marco Beccani

 

Riot Van, ancora una volta, vi regala una chicca. Abbiamo intervistato il frontman del Management Del Dolore Post-Operatorio, in concerto a Firenze venerdì 23 maggio.

Ecco quello che ci siamo detti con Luca Romagnoli, cantante e autore dei testi di una delle band rivelazione della musica italiana, fresca di uscita del disco McMao nello scorso Marzo, che è venuto a trovarci in sede. Buona lettura.

 

McMao

McMao

 

Cominciamo dal disco appena uscito, com’è nato? Perchè questo titolo? L’opera che avete scelto di Giuseppe Veneziano aveva già questo titolo?

Sì, a Veneziano abbiamo rubato sia l’opera che il titolo. Mi piaceva questa combinazione perchè è attualissima, molto spendibile e in un’immagine riesce a descrivere tutta la situazione politica e socio-economica mondiale. Se mi chiedono cosa significa io evito di rispondere: se non ci arrivi da solo è inutile che te lo spieghi (ride ndr). Per questo disco abbiamo lavorato in maniera diversa rispetto al primo: durante il tour in ogni pausa che avevamo siamo entrati in studio. È stato un po’ stressante ma era l’unico modo per farlo uscire in così breve tempo. Il tempo di attesa poteva essere ancora più breve, McMao sarebbe potuto uscire già un anno fa, ma ci siamo tornati sopra più volte lavorandolo nel profondo. Abbiamo lavorato con Emanuele “Max Stirner” Fusaroli con cui ci troviamo benissimo, vogliamo proseguire con lui la nostra crescita o decrescita musicale (ride ndr).

 

Una piccola deviazione: hai parlato di Auff! come del primo disco ma in realtà non è il primo…

Eh, in realtà sbagliano quando dicono che non è il primo, ma non perchè ci vergogniamo del primo, anzi stiamo cercando di far diventare questo disco (Mestruazioni, ndr) una specie di disco mitico. Ne avevamo stampate cinquecento copie, adesso tutti ce lo chiedono ma non ce lo abbiamo. Fra qualche anno, quando morirò, diventerà un disco meraviglioso (ride ndr). Il punto è che si tratta della classica auto-produzione fatta in casa quando eravamo “piccoli”. Mestruazioni è il ricettacolo del nostro lavoro di gioventù, che se noi non fossimo stati folli, sarebbe stata la classica demo da tenere nel cassetto. Dopo che abbiamo fatto Mestruazioni siamo andati a giro per l’Italia a fare concorsi, concerti e tutto a nostre spese. Siamo in rosso da anni e lo saremo per sempre (ride ndr). All’epoca fummo contattati da una casa discografica, rivelatasi fake. Ci chiese una valanga di soldi e non aveva nemmeno il sito internet. Ci chiese cinquemila euro per cinquecento copie, se vai ad un’agenzia di stampa cinquecento copie le paghi trecento euro.

 

La Wanna Marchi della musica insomma…

Sì, esatto…tant’è che questi sono scomparsi senza fare niente. Fattivamente questo disco non è uscito perchè non è stato lavorato, ci hanno solo rubato i soldi. Non ce ne vergogniamo ma non vogliamo lavorare su un disco che un’altra persona fa passare per suo e non vogliamo fargli trarre dei vantaggi dal disco. Il disco, praticamente, non è nostro.

 

Anche sul vostro sito ufficiale infatti non se ne fa menzione. Tornando invece a Mc Mao quando avete maturato il cambiamento di sonorità? C’è stato un pezzo che avete composto e vi siete accorti che stava venendo fuori qualcosa di diverso? Anche la vostra formazione è cambiata…

Sì, adesso abbiamo aggiunto il tastierista (Matteo Battistini, ndr). Tante volte cominci a lavorare ad un pezzo e se questo prende una piega che ti piace allora ti metti a fare tutto il disco in quel determinato modo. Non ricordo bene quale pezzo, o quale parte di pezzo è stata la scintilla, sicuramente lavorandoci piano piano abbiamo cominciato a sperimentare determinate sonorità e da lì il disco ha preso una determinata piega. Non amiamo calcolare quando entriamo in studio, ci entriamo e godiamo delle infinite possibilità che lo studio ti offre. Pensate che i Beatles quando cominciarono a sperimentare in studio smisero di fare concerti, non potendo riprodurre live quel che partorivano in studio. Noi cerchiamo di fare qualcosa di ripetibile ma siamo aperti alle possibilità dello studio.

 

Ci sono dei pezzi che avete espunto dall’idea iniziale di McMao?

Noi non abbiamo buttato mai via niente finora, è anche un po’ una follia entrare in studio con un numero di canzoni risicato. Per McMao non abbiamo buttato via nemmeno un singolo riff, di conseguenza abbiamo tabula rasa per il prossimo lavoro. In Auff! abbiamo racchiuso tutto quel che abbiamo pensato da zero a venticinque anni, ha messo k.o. tutta la nostra gioventù. Le cose migliori si scrivono a tredici anni, dopo si scrive solo merda. In McMao c’è qualcosina che era avanzato da Auff!, poca roba in realtà, una frase o un riff magari. Ora stiamo già lavorando al terzo disco anche perché io provo stress quando non facciamo niente.

 

Luca Romagnoli

Luca Romagnoli

 

Di biografico nei vostri testi c’è tanto o sono più uno sguardo generale sul mondo?

Io non adotto il classico modo cantautoriale di raccontare la storia. I testi li scrivo di getto, anzi io scrivo frasi, non testi. Un giorno capisco che due o tre frasi insieme cominciano ad avere un senso e da lì nasce un testo. Comunque io difficilmente scrivo di altri, la storia di un Michè o di un ragazzo X lasciato dalla fidanzata io non riesco a scriverle.

 

Quindi anche Hanno Ucciso Un Drogato non parla di qualcuno in particolare…

Quella è una storia che fa pensare ai ragazzi uccisi dagli sbirri ed è lì che si vuole arrivare. L’idea mi è stata suggerita da questo tossicodipendente che ho visto camminare per strada con le braccia allargate, sembrava proprio stesse volando. Nel mio cervello mi segno quello due o tre immagini e da lì nasce il testo. Poi ci sono anche pezzi autobiografici come Requiem Per Una Madre. Sono immagini che io vivo tutte su me stesso, non a caso la parola “io” compare spesso, sono un tipo molto egocentrico (ride ndr).

 

Ad esempio, in Oggi Chi Sono di chi si parla?

Ecco, su Oggi Chi Sono vi regalo una chicca molto carina: avevamo chiamato per il video una nota pornostar, lei ha rifiutato di partecipare perchè ha detto che siamo dei reazionari e conservatori. Lei ha pensato che nel testo ci fosse una critica diretta alla compravendita del proprio corpo e quindi, dato che lei lavora vendendo il corpo, ha pensato che fosse una critica anche a lei. Ma nel testo sono io che mi vendo e che godo della vendita del mio corpo e non si tratta di una critica ma di un semplice racconto. Narro un’idea, un’immagine. Come in un certo tipo di cinema in cui si racconta senza prendere parte a tutti i costi. Ci sono tanto modi di vendersi che sono peggio di vendere il proprio corpo. Vendersi politicamente, vendere le proprie idee è molto peggio che vendere la fica.

 

I pezzi che più ci hanno colpito sono Requiem Per Una Madre e Il Cantico Delle Fotografie. Troviamo che ci sia tra i due una sorta di contrasto dato che in uno dici “se la vita è uno sport, io no, non sono un campione” e nell’altra dici “per quanto mi riguarda, i grattacieli sono troppo bassi”

Allora, in Requiem Per Una Madre dico “a lui che parla dei suoi grandi passi e non capisce che per quanto mi riguarda, i grattacieli sono troppo bassi” nel senso che tante volte lo sguardo dell’uomo si butta su delle opere che, per quanto siano grandiose, per me hanno pochissimo valore. Non mi interessa quanto è alto l’Empire State Building o quanto è lungo il vostro cazzo, che poi dipende cosa vuoi farci, sia col cazzo che col grattacielo (ride ndr). Diciamo che ho una visione un po’ orientale, non mi interesso all’opera pratica e materiale dell’uomo, preferisco più la potenza, la grandezza e l’altezza delle idee e del pensiero. Per l’appunto “se la vita è uno sport”, se la vita si riduce ad una rincorsa spasmodica dei record, al misurarsi il cazzo sotto la doccia dopo la partita di pallone, “io no, non sono un campione” perchè non me ne frega nulla di queste competizioni.

 

Luca Romagnoli

Luca Romagnoli

 

E la collaborazione di Lorenzo Kruger dei Nobraino in Coccodè com’è nata?

Abbiamo registrato il disco in studio da Fusaroli praticamente in contemporanea coi Nobraino. Avevano spostato la loro fase di registrazione, con tutto l’occorrente a Riccione perchè registrare a Ferrara, con l’umidità e le zanzare della pianura padana non è il massimo. Ci siamo divertiti tantissimo, era bello avere il mare a 5 minuti di bici dallo studio, fare aperitivi costosissimi la sera, abbiamo speso un milione di euro (ride ndr). Ci siamo quindi trovati a registrare con Kruger e soci e, tra una cosa e l’altra, visto che siamo amici, gli ho chiesto di mettere una voce nel pezzo. Gli avevo lasciato carta bianca anche perchè non mi venivano parole, avevo solo una mezza idea nata dal mito di Sisifo e la mia frase diceva, con una delle mia famose rime del cazzo (ride ndr): “io non sono un fesso, io non sono un fesso, al posto di Sisifo per fermare il masso avrei scavato un fosso” ma non mi piaceva, era una cazzata. Kruger da questa mia immagine ha tirato fuori ciò che dice nel pezzo che di primo acchito non rimanda certo al mito di Sisifo. Mi ha fatto molto piacere che abbia scritto questa frase che nel contesto della canzone prende ancora più valore. Io preferisco le collaborazioni dove si riesce a mettere del proprio com’era già successo inAmore Borghese con Emiliano dei Linea 77. Credo che questo renda più speciali le collaborazioni.

 

Per quanto riguarda la cover di Fragole Buone Buone, come mai proprio quella?

Era un periodo che stavamo tutti in fissa con Carboni. Il primo Carboni a me piace troppo, ha fatto due o tre dischi incredibili, anche a livello di sonorità. Di Carboni mi sono sempre piaciute la malinconia e la sensibilità, quel suo modo intimo di raccontarsi e raccontare. Era anche un po’ una provocazione, dimostrare al nostro panorama musicale che si può essere affini ai più diversi artisti per tanti motivi, che possono non essere per forza il tipo di musica o il panorama in cui questa è inserita. Che poi secondo me pop o indie non significa un cazzo, io ero legato a questa canzone per svariati motivi e ho colto le affinità con quel pezzo. Inoltre, di solito, le cover sono un segno di appartenenza mentre noi abbiamo fatto il contrario, la cover come dimostrazione di non-appartenenza. Faccio quella o Finchè La Barca Va e non mi devono rompere il cazzo (ride ndr).

 

Quindi non vi vedete inseriti in una determinata categoria?

Credo che ci siano solo il bello e brutto ma che, siccome sono due concetti che non significano nulla, alla fine non ci siano nemmeno loro. Anche pop non significa più nulla. Sono diventati pop pure i satanisti. Se trovi il modo di arrivarci può diventare pop qualsiasi cosa. Che poi se si vuole assimilare il parallelo tra musica pop e musica indie a quello tra ricchi e poveri, non credo che i poveri siano meglio dei ricchi se il loro unico scopo è diventare ricchi. La musica dev’essere altro, la musica è passione, è voler trasmettere le tue cose a più persone possibili, se poi questo mi fa scopare e guadagnare di più, ben venga (risate generali ndr). Poi voglio fare un appunto: siccome dopo il nostro famoso primo maggio mi hanno tacciato di essere contro San Francesco, io qui voglio confessarvi che San Francesco è il mio idolo, molto più di Jim Morrison. Il mio sogno fin da bambino è di diventare super famoso e donare tutte le mie ricchezze ai poveri, tanto da mangiare e scopare lo trovi sempre, se sei famoso (ride ndr). Questo per dire che a me dei soldi importa poco e se uno vuole arrivare in cima magari è per altri motivi.

 

A proposito di ricchezze abbandonate e vite spese per altro, grazie a voi abbiamo conosciuto Paolo Maria Cristalli, la cui vita ci ha colpito tantissimo. A voi com’è venuto in mente di inserirlo nel “progetto Management”?

Paolo è fantastico. Io ho cercato per tutta la vita di rendermi conto delle cose belle che avevo intorno ed è un po’ il discorso che noi affrontiamo con Auff! e con la nostra lotta al mito. Da quando siamo piccoli ci insegnano ad ammirare, a prostrarci. Questo è il succo della religione ma succede anche in letteratura, ti devi prostrare a Baudelaire e Rimbaud perchè sono irraggiungibili. Questo secondo me è un modo per placarti, ti dicono che sei un nulla e ti ammaestrano a non fare niente. Noi siamo stati fortunati a conoscere Paolo, si tratta di un poeta a tutti gli effetti, non ha nulla da invidiare ad Edgar Allan Poe o a Bukowski. Conoscerlo e vedere come vive è già di per sè una poesia, io mi innamoro di persone così. Più che inserirlo nel progetto lo abbiamo coinvolto nel gioco di paralleli de La Pasticca Blu, paralleli tra erezione del cazzo ed elevazione spirituale che scaturisce anche solo dal conoscere una persona come Paolo. Lui, senza mai pensarci ed accorgersene, scappa dal luogo comune, ti stupisce sempre.

 

 

In un’intervista a Repubblica hai spiegato che nella canzone James Douglas Morrison vorresti chiedere a Jim se ne valeva la pena di aver vissuto in quel modo visto com’è usata la sua immagine oggi. Noi chiediamo a te se ne è valsa la pena di alzare al cielo quel preservativo e tirarti giù le braghe al primo maggio, dato che a distanza di un anno ancora c’è chi te lo rinfaccia.

In un’epoca precisa in cui abbiamo delle regole morali fissate, di cui la religione è il massimo esponente, ogni gesto per il cambiamento dev’essere contro la legge e contro il senso comunque, altrimenti non ti notano. Dipende molto dal contesto, per fare una prova avevo fatto lo stesso gesto due giorni prima in un locale di Roma dove si faceva un certo tipo di controcultura e lì non ero stato minimamente considerato. Noi non ci siamo voluti scontrare con la chiesa, a me Papa Francesco sta pure simpatico, purtroppo però fa parte di un’istituzione fatta di uomini. Nonostante lui sia una popstar, sia fortissimo, deve nascondere dietro di sè quel dogma medievale che non può certo cambiare da un giorno ad un altro. Noi ci battiamo contro quella istituzione culturale e politica, non scordiamoci che un anno prima Ratzinger andò in Africa a dire che il preservativo non era la soluzione all’AIDS, consigliando quindi di non metterselo. Contro sciocchezze estreme servono gesti come il nostro. Che poi chi va in chiesa ogni domenica scopa col preservativo e insegna ai propri figli ad usarlo.

 

Lasciaci con un consiglio musicale, qualcuno che per te vale la pena ascoltare, a cui dare fiducia.

Per rimanere nella mia città, Lanciano, ti dico che negli ultimi anni c’è stato un gran fermento di band che si sono imposte di non fare le solite cover ma di creare musica. I locali hanno approvato visto anche il responso positivo avuto dal pubblico, che accorreva ai live. Sono venuti fuori i Voina Hen che sono in studio a registrare adesso, Marco (Di Nardo, chitarrista MaDe DoPo, ndr) gli sta facendo da produttore. Poi ci sono I Missili, gruppo particolare come il genere che fanno. Altro gruppo super bravo è I Giorni Dell’Assenzio che ha prodotto or ora un disco con un’etichetta locale. Poi c’è il gruppo al quale io devo tutto, sono i Funnels, il gruppo nel quale suonava mio fratello, ora hanno tutti intorno ai trentacinque anni e lavorano, ma continuano a scrivere canzoni. Sono, secondo me, il gruppo più geniale della storia della musica italiana, sono di Lanciano e non li conosce nessuno. Io però quel che so lo devo a loro, anche per quel che concerne la scrittura dei testi. Appena avrò diecimila euro da buttare produrrò, come ho già detto a loro, il Best Of dei Funnels che sarà senza ombra di dubbio il più bel disco della musica italiana di tutti i tempi.