TRAINSPOTTING 18 ANNI DOPO. COME CAMBIA, BEVE E BRUCIA EDIMBURGO

Targa Trainspotting

Targa Trainspotting

 

18 anni fa usciva il film Trainspotting, tratto dall’omonimo romanzo dello scrittore scozzese Irvine Welsh.

Cult di una generazione e ritratto, al tempo stesso, di un pezzo di Scozia che molti vorrebbero dimenticare ma che in qualche modo continua a vivere fra le strade di Edimburgo.

Nel 2009 il Guardian lo aveva detto: la trainspotting generation, arrivata alla soglia dei quarant’anni, stava morendo giovane. Oggi i tossicodipendenti alla luce del sole sono molti meno, sebbene non manchi di imbattersi ancora nel più classico dei junkies appena si mette piede fuori dalla centralissima Princess Street. Del resto, i fiumi di eroina che scorrevano su Leith Walk, così ben raccontata da Welsh nel 1993, sono stati quasi totalmente prosciugati dalla stretta azione del governo locale. Trovare una dose a Edimburgo nel 2014 è molto più difficile che negli anni Ottanta e Novanta. Ma dov’è, d’altronde, che non lo è diventato?

Mark Renton, il protagonista del film, quello che in principio aveva scelto di non scegliere la vita, se ripercorresse oggi quei primi cinque minuti di pellicola scappando dalla security di un negozio appena svaligiato, troverebbe una città molto diversa, dove sono cambiati locali, negozi e architetture.

Cominciamo allora proprio da quella storica fuga, accompagnata dalle note di Iggy Pop e dal nichilistico monologo di Mark sul senso della vita e dell’eroina.

“Scegliete la vita; scegliete un lavoro; scegliete una carriera; scegliete la famiglia; scegliete un maxitelevisore del cazzo; scegliete lavatrici, macchine, lettori CD e apriscatole elettrici”.

Lust for life. In Princess Street arriva Zara al posto di John Menzies Bookstore

Lust for life. In Princess Street arriva Zara al posto di John Menzies Bookstore

 

Ve lo ricordate giusto? Mentre Mark corre di fianco a Spud si vedono molti negozi, fra i quali l’immancabile Mark & Spencer, che c’è ancora e, – nel frame in foto – il “mitico” John Menzies Bookstore. Oggi, ci viene confermato da alcuni locals, al posto di quest’ultimo chiuso nel 1998 c’è uno store di Zara.

 

Le scale di Calton Road. Cambia il ponte ma il Black Bull è sempre al suo posto. Spunta una galleria d'arte contemporanea

Le scale di Calton Road. Cambia il ponte ma il Black Bull è sempre al suo posto. Spunta una galleria d’arte contemporanea

 

Arrivando in fondo a Princess Street e girando a sinistra si imbocca la prima parte di Leith Walk. Se si fa attenzione, sulla destra, si trova la scalinata fatta in fretta e furia da Mark Renton. Oggi il Black Bull Tavern Pub, aperto nei gloriosi Seventies, è ancora al suo posto e cinque anni fa ha deposto sul muro che costeggia i gradini la sua insegna. Il pub si fregia del titolo di “più antico rock bar di Edimburgo”. Le Ale servite sono ottime e la musica pure. Se non dovete scappare da nessuno fateci un salto. Personale simpatico e clientela squisitamente scozzese.

 

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Il ponte in uscita da St. Ninian’s Road

 

A cambiare invece è stato il ponte che si vede alle spalle di Mark un attimo prima di essere urtato da un’auto in uscita da St. Ninian’s Road. La struttura di ferro e acciaio, che connette Leith Walk con il centro commerciale St James shopping centre è stata inaugurata nel 2003.

Mentre Mark ride in faccia al conducente dell’auto che lo ha appena investito, Spud prosegue la sua corsa verso un tunnel posto in fondo a Calton Road, che immette sul retro della centralissima Waverley Railway Station. La piacevole sorpresa è stata scoprire che nel 1998 ha aperto la Ingleby Gallery, spazio dedicato al contemporaneo e alle opere di artisti emergenti (in foto si distingue l’edificio grigio con il logo sferico bianco e blu.

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Il tunnel in fondo a Calton Road

 

Nel film Trainspotting, girato quasi interamente a Glasgow, le cosiddette scene memorabili sono innumerevoli. Certamente, però, nei ricordi di ognuno di noi rimarrà quella in cui Francis Begbie, alcolizzato bipolare dai baffi e dagli occhi diabolici, scatena una rissa in un pub lanciandosi alle spalle un boccale da una zona soppalcata. Begbie ha appena raccontato agli amici la “sua” versione dei fatti circa una partita a stecca, che lo ha visto gloriosamente vincitore. In realtà, si scoprirà poi, le cose erano andate molto diversamente e Begbie, completamente stordito dall’alcol, non era riuscito a mandare in buca una nera facile facile, dando la colpa a un ragazzino che stava sgranocchiando patatine.

Begbie, nel momento di tensione prima del colpo, squarcia il tavolo verde, avventandosi quindi sull’incolpevole, riempiendolo di mazzate e arrivando quasi a sfigurarlo con l’immancabile coltello a serramanico. La scena del biliardo è stata girata al Volunteer Arms Pubdi Leith Walk, abbreviato sia nel romanzo che nel libro con la crasi Volley. Aperto nel 1856, lo storico pub ha subito due anni or sono un rogo che lo ha completamente distrutto. Pochi mesi dopo ha riaperto e dove prima c’erano i tanti tavoli da biliardo sono finiti i nuovi bagni del locale e una saletta lounge. A spiegarcelo sono Angela, una cameriera ultracinquantenne fierissima della sua taglia 40, e Billy, avventore del pub «da oltre cinquant’anni» che al Volley si reca ogni mattina piazzandosi nel suo angolo di fiducia.

 

Francis Bagbie e il biliardo del Volley pub. Tutto bruciato e finito nel... bagno

Francis Bagbie e il biliardo del Volley pub. Tutto bruciato e finito nel… bagno

 

Al Volunteer Arms Pub, sul cui retro si trova una targa commemorativa del film e dell’incendio, la clientela è di quelle da appassionati di storie di vita e sprezzanti di ogni rischio. Un cartello sopra al bancone invita a fare attenzione ai taccheggiatori mentre un ragazzo fuori ci dice sorridendo: «eh sì, lì dentro la gente è un po’ matta». Il settantunenne Billy – età che dice di avere ma la cui effettività per i più rimane un mistero – oggi è molto malato e teme che tra poco non potrà più andare al pub per bersi la sua Ale quotidiana. Noi gli facciamo i migliori auguri sperando che fino all’ultimo dei suoi giorni possa poggiare un bicchiere di birra nel suo corner preferito. Billy, del quale comprendiamo una parola ogni quindici che dice visto il marcatissimo accento scozzese e la bocca impastata dall’alcol, si sente «molto triste» per quello che è successo al pub perché spesso sono «i piccoli cambiamenti» a fare il «male maggiore».

La Scozia si appresta a votare il prossimo settembre il referendum sulla sua indipendenza dalla Gran Bretagna. Una svolta che potrebbe essere epocale e che per molti aspetti non sarà indolore. Chissà se Mark Renton e i suoi, fra uno schizzo e una fuga dalla polizia, si sarebbero aspettati un giorno un così grande cambiamento di fianco ai tanti piccoli che abbiamo appena visto o se forse, più banalmente, avrebbero letto la news da qualche parte rintanandosi subito a casa dello spacciatore Madre Superiora per farsi un’altra pera. “Le ragioni? Non ci sono ragioni. Chi ha bisogno di ragioni quando ha l’eroina?”