L’AQUILA. SEI ANNI DOPO


“Di queste case

Non è rimasto

Che qualche

Brandello di muro

Di tanti

Che mi corrispondevano

Non è rimasto

Neppure tanto

Ma nel cuore

Nessuna croce manca

E’ il mio cuore

Il paese più straziato” G.U.

 

Qualche settimana fa sono stato, con il nostro fotografo Michele Del Serra, a L’Aquila. Sono passati sei anni e qualche giorno dalle 3:32 del 6 aprile del 2009 quando il sisma, magnitudo 5.9 della scala Richter, cancellò la vita di 309 persone.

Appena giunto all’ingresso della zona rossa, alle porte del centro storico, il cuore mi si è fermato, accartocciato, è uscito da me e l’ho visto piangere. Non è un caso che l’incipit di questo articolo sia lasciato proprio alle parole di Giuseppe Ungaretti. La situazione è surreale, illogica: sono passati sei anni e ancora le cose sembrano ferme a quella notte. Sono stati sei anni di assurdità, di commedia all’italiana: tangenti, appalti e sub-appalti, burocrazia che non funziona, arresti, le risate dell’imprenditore Francesco De Vito Piscicelli, processi, persone che si muovono come fantasmi senza avere più nulla a cui appigliarsi. Ad oggi L’Aquila, con 250 siti di lavori in corso aperti nel centro storico, è la città-cantiere più grande d’Europa. La cosa che rattrista è che non sembra profilarsi alcun miglioramento per la città ed i suoi abitanti: tanto per gradire, nel sesto anniversario del terremoto, il governo ha disertato la città in macerie, però il premier Renzi ha “giustamente” twittato l’ennesimo annuncio: “Finalmente i soldi ci sono, ora spendiamoli bene”.

Ma la verità è un’altra ed è delle più brutte dato che dei 652 milioni stanziati nel 2014, se ne sono persi per strada 165 e dei 478 deliberati nel 2015, quelli arrivati in Abruzzo finora sono zero. Sì, avete letto bene, zero! Sono ormai sei anni che politici di ogni fede cavalcano l’onda della tragedia per fare proclami e promesse senza fare realmente nulla e lasciando la città in ginocchio. La cosa più orribile del terremoto per molti aquilani è stata, parole loro, il post-terremoto. Ed è una verità inoppugnabile: chi ha avuto la fortuna di rimanere in vita si è viso abbandonare al proprio destino senza più nulla su cui contare. Ad oggi, dopo sei anni, 309 vittime, 1200 feriti, migliaia di palazzi distrutti la verità e la ricostruzione sono ancora lontane ma come dicono qui: “Jemo ’nnanzi”(andiamo avanti) perchè è l’unica cosa che possiamo fare. Vi lascio alle foto di Michele Del Serra dato che le parole stanno a zero ma queste immagini, di una potenza straziante unica, potranno parlare per sempre: