MEDUSA: ALIENI, SCHIZOFRENIA E METALINGUAGGIO NELL’ESORDIO DI LUCA BERNARDI

medusaUna premessa
(se avete fretta potete saltare e andare direttamente giù alle conclusioni)

Un ragazzo ossessionato dagli alieni sta al mare con i genitori in uno stabilimento di lusso, dove si concede fantasie erotiche sulle adolescenti, dà spettacolo al ping-pong contro dei bambini, e progetta la composizione di un “Dizionario semiologico abissale”. Poi dalla costa tirrenica si muove verso quella adriatica insieme a degli amici dal passato più che turbolento.

Buffo no? Sembra divertente…

È questa, per farla spiccia, la sinossi del romanzo d’esordio di Luca Bernardi (Bolzano, 1991. Sempre tra parentesi ci fa piacere citare il suo passato come autore di un racconto su Collettivomensa). Eppure il riassuntino, anche quello che campeggia in seconda di copertina, va fatto rientrare senza dubbio tra le cosiddette forme di pubblicità ingannevole.

In realtà quello che Bernardi fa in Medusa, al di là delle presentazioni editoriali, è un continuo stravolgimento di campo, semantico e strutturale, una rottura delle regole base del gioco narrativo.

Se il plot procede a sprazzi (Bernardi apre filoni che non chiude, serra frettolosamente le ramificazioni che servirebbero aperte) non è per mancata padronanza degli strumenti narrativi, anzi. L’autore è consapevole e rimette in discussione tutto (semantica, sintassi, struttura) e lo fa per dare vita a una storia schizofrenica (nel senso letterale del termine) e a una mania dissociativa, una psicosi in piena regola.

Il protagonistacommercia con gli alieni”: paga cioè in “carati” (emozioni) le pillole linguistiche che riceve da questi ultimi (i Senzavolto). Queste pillole servono al protagonista per la  composizione del suo “Dizionario Semiologico Abissale”. Un dizionario che, fin dal titolo riportato con l’acronimo DSA,  allude in realtà ad altro (DSA sta comunemente per Disturbo Specifico dell’Apprendimento).

Possiamo dire senza paura che si tratta di un romanzo metalinguistico:

“Metalinguistico” in Treccani:

Che va oltre l’ambito della struttura e della storia della lingua; si dice di considerazioni, studî, teorie, ecc., nelle quali il fatto linguistico è argomento valido e fondamentale per questioni d’altro genere, sociali, letterarie, religiose, filosofiche, psicologiche, ecc.

Registro linguistico altissimo, viziato da neologismi e slang. La combinazione “autore giovanissimo + sperimentazione e ricerca del linguaggio + narrativa Tunué” non ha potuto non farmi poi pensare all’esordio di Yasmin Incretolli Mescolo tutto.

Anche nel romanzo di Bernardi la lingua è al centro: la scrittura e la pubblicazione del dizionario, le “quisquiglianze” barattate con gli alieni, la comparsa in scena dell’editor del Dizionario Semiologico Abissale, che sul finale si troverà a Riccione a studiare lo slang.

La differenza principale col libro di Incretolli è che non solo la lingua è il soggetto principale (per la giovanissima autrice laziale si trattava quasi di tecnica di autodifesa), ma è al contempo oggetto di riflessione: il protagonista studia e scrive, gli extraterrestri gliela concedono in cambio di emozioni.

In questo senso è un romanzo metalinguistico (o addirittura meta-meta?): il significato e la struttura del testo si reggono sul gioco che Bernardi propone.

Un ultimo appunto, prima delle conclusioni. C’è un fatto tra i tanti degni di nota e non approfonditi, ed è quello della colpa e della responsabilità: il protagonista e la fidanzata abortiscono un figlio, e questo atto in qualche modo sembra  ritornare  costantemente nel testo. Il collegamento non sempre è netto, ma l’ombra di questo evento mi è parsa  onnipresente. Il tema della morte del figlio e del senso di colpa nella psicosi è affascinante: è uno spunto che scelgo tra i tanti, forse perché resta il più irrisolto.

 

 

Le conclusioni

Infine ecco le conclusioni, per chi ama le cose semplici e il senso dell’ordine.  Mi auto-intervisto per realizzarle (sulla falsariga di ciò che fa il protagonista di Medusa):

È un romanzo godibile, o può apprezzarlo solo chi ha sostenuto con successo l’esame di filosofia del linguaggio o di semiotica?
Sì, è godibile. Se non ci si fa fregare dalla sinossi “…un ragazzo velleitario e disadattato, ossessionato dagli extraterrestri… Durante una festa dai ricchi zii… Tra sogni di grandi imprese erotiche, manicomi… scontrarsi col più orribile dei propri segreti”.

Perché detto così sembra un romanzo di formazione, o un poliziesco, o un thriller fantascientifico. E invece? C’è qualcosa che non va?
Lasciate perdere: leggere questo testo cercando senso nel plot è sciocco. Falle ce ne sono. Il lettore non può non perdersi nei virtuosismi di Bernardi. Autore giovane ma iperconsapevole, abbandonatevi al suo gioco. Anche se il rischio di perdersi è concreto, il viaggio merita.

Perché perdersi? Non è tutto chiaro?
No, non lo è.

Ma va bene così?
Sì, va bene così: quella che l’autore mette in campo è la storia di una psicosi, de-strutturata come una psicosi.

Esperimento riuscito?
Esperimento riuscito.